Meglio la friggitrice

Meglio la friggitrice

C’è una valigia con la sua bocca spalancata su una ventina di figlioli con le teste appoggiate su palmi, inchiavardati su polsi, saldati su gomiti che hanno messo radici sulla formica ora bianca ora verde di banchi sempre più segnati dal passaggio di meticolosi grafomani… Potrei dedicarmi alla scrittura di un saggio intitolato “Dalle pitture rupestri alle scritte dei banchi di scuole. ” ma non credo che avrebbe molti lettori. Quella valigia ad un certo punto, finito di distribuire le veline di date e dati, deve ruggire e svegliare le Idre assopite di sta mejo gioventù.

Le sorprese sono sempre dietro l’angolo e spesso può capitare che durante gli incontri nelle scuole del regno ci siano da affrontare simulazioni di evacuazione, evacuazioni vere e proprie, allarme bomba, simulazione di allarme bomba, toc-toc scusate c’è la circolare per la gita scolastica, toc-toc scusate… ah no ho sbagliato, financo al toc-toc allora i ragazzi tutti fuori, al muro che c’è l’antidroga. Ragazzi in fila, risolini, finanzieri e cane che passa in su e in giù proprio mentre la mia collega stava raccontando la pagina di The hate you give quando Starr e Khalil vengono fermati dalla polizia e lei chiede a lui sottovoce “Non è che hai della droga addosso!”. La realtà è molto più buffa della finzione, Khalil non ha niente con sé ma ugualmente ci lascia la pelle. I ragazzi non hanno niente pure loro e se ne tornano ai loro banchi tra il fragore delle battute…

Poi succede sempre che c’è quel libro lì che si presenta da solo. L’atto è plastico, estrazione lenta ed esposizione rapida: The end of the fucking world… Oooohhhh!!! Io ho visto la serie… l’ho sentito dire… Ma è Netflix… L’unica cosa che possiamo far trapelare di questa storia è che le differenze dalla serie sono parecchie. Una, una su tutte, il ragazzo non infila la mano nella friggitrice, bensì nel tritarifiuti. Dal fondo di una classe si leva una nota di disappunto: “ohi ohi! Preferisco la friggitrice”. Ed è subito tormentone, brand, logo, magliette con caratteri Impact “PREFERISCO LA FRIGGITRICE”. Noi invece preferiamo friggere nell’olio rovente delle vostre agnizioni che sfoderate fresche quando una storia vi aggancia quella roba lì che c’avete nel centro dello sterno e vi fa appuntire il naso che s’allunga per curiosare la prossima copertina.
Ci sono incontri che vano fatti in due lingue, perché quello laggiù seduto nel penultimo banco stretto nel suo berretto da rap o trap o dio solo sa cosa, è arrivato l’altro giorno dal Perù e mica puede entender lo que estas diciendo… y entonces? Hagamoslo E infatti sposta un po’ la visiera sulla sinistra per far si che la luce della finestra dia smalto allo sguardo che adesso punta la copertina rosa di Kamasutra Kevin e… “Mi scusi”, è l’insegnate, “no si può leggere qualcosa di meno volgare?” mormorio degli uditori ché l’intervento dell’arbitro mette sempre in agitazione. Senz’altro, abbiamo una valigia che rugge uno spirto guerrier, ci mancherebbe altro. Il salto è breve. Si chiude un libro si apre un librone e sei tra le porte di Exit west, in quel momento delicato dell’addio al padre che resta, non fugge dalla guerra per inseguire sogni di libertà che è giusto appartengano ai figli, alle figlie. In quel libro si fugge attraverso delle porte magiche, che in un gracchiar di cardini ti portano dove la mitraglia tace e non c’è il fischio della bomba. Si certo, ma dove? Non ve lo diciamo lo dovete leggere da voi, ché qui tra poco suona la campanella e tra saluti e promesse di arrivederci non resta che il tempo per farsi strappare di mano i volanti del concorso Libernauta. Un concorso che oggi, diventato maggiorenne, sa ben lui come darsi un tono tra sti pischelli.

 


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