3000 modi per dire…

Quanti si sono mai soffermati sulle parole “ti” e “amo”, a pensarci bene non sono altro che un pronome e un verbo, ma ogni volta che qualcuno le pronuncia, ovviamente in base al contesto, si crea una voragine di sentimenti e fantasie che nemmeno l’universo sarebbe in grado di contenere. L’autrice del romanzo ha colto proprio il senso più profondo della parola amore, che non è solo il sentimento più profondo che esista, ma può anche essere visto come qualcosa di concreto e “accarezzabile”. L’amore, come si evince dalla lettura, non è solo quello tra un uomo e una donna, ma può anche nascere tra un gruppo di amici, non importano quanti; l’amore non conosce preferenze o limiti, colpisce chiunque sia disposto ad accoglierlo nel proprio cuore e culla ogni speranza e ogni desiderio, sconvolgendo. Amore, il testo lo chiarisce, non è solo dare un bacio o un abbraccio, ma è anche vivere secondo dopo secondo le emozioni e le percezioni dell’altro, chiunque sia. A me ha stregato il modo con cui la Murail ha rappresentato i comportamenti del giovane Neville: non li ha solo scritti, li ha fatti respirare in ogni parola; le esecuzioni che il ragazzo attuava, come quella di Ippolito, erano udibili e quasi visibili, avevo la sensazione di essere gli occhi di Chloè mentre egli recitava. Il romanzo non solo riesce a coinvolgere animatamente il lettore e a trasmettere nozioni molto interessanti di teatro, ma è anche in grado di immergere la fantasia in una zuppa ricca di passione e calore.