“Avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne, o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?”

Pietro è un ragazzino che vive a Milano. I suoi genitori si sono trasferiti in città da giovani portandosi dentro la nostalgia per la montagna in cui si sono conosciuti e innamorati e da cui il destino li ha allontanati. 

Fino a quando affittano una casa a Grana, un piccolo paesino ai piedi del monte Rosa, e quell’amore originario rinasce. è proprio lì che Pietro incontra Bruno, un ragazzino che pascola le mucche e che conosce solo quel piccolo mondo. Nascerà tra loro un’amicizia profonda, di poche parole ma possente e forte come la montagna che fa da sfondo alle loro avventure.

La prima parte del romanzo narra l’inizio di questo sentimento che durerà un’intera vita. La seconda parte si concentra sul rapporto fra Pietro e il padre, un uomo scontroso che solo quando intraprende le sue lunghe escursioni in montagna ritrova la serenità. La terza ed ultima, torna a focalizzarsi sui due ragazzi, ormai adulti: Pietro spinto a cercare il suo posto nel mondo che intraprende diversi viaggi in Nepal, mentre Bruno non si muoverà mai da Grana.

L’intera narrazione è pervasa da un tono malinconico, triste… sembra che il protagonista trascini la sua vita senza mai prenderla in mano veramente, impegnato in una costante ricerca di un equilibrio tra la necessità di adattarsi ai ritmi e alle regole della società e il desiderio di fuggire da tutto ciò per ritrovare se stesso

è un buon libro, non straordinario forse; classico nella rivisitazione di temi come l’amicizia, l’infanzia, il rapporto padre-figlio; originale nell’ambientazione. 

 

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