bello, ma finale deludente

Ho letto questo libro molto velocemente perché è scritto in modo semplice, diretto, senza tecnicismi o giri di parole. La storia si svolge in modo lineare e i protagonisti sono descritti bene sia fisicamente che nei loro sentimenti e si capisce la loro evoluzione dall’infanzia all’età adulta. Tuttavia non mi è piaciuto molto, anzi mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca perché non ha un finale positivo per i due amici, Pietro e Bruno, protagonisti del racconto. Pietro, il cittadino, impara dal padre e da Bruno ad amare le montagne, e a volerle esplorare, ma egli non fa che viaggiare e viaggiare e scalare nuove vette, ma con inquietudine e non riesce a costruire nulla. Bruno, il montanaro, è un gran lavoratore, per lui la montagna ha un valore assoluto, ma non riesce ad uscire dai suoi confini conosciuti. Egli sa amare, ma alla fine amerà più la montagna della sua donna e tra quei ghiacci finirà la sua vita. Queste figure maschili non sono molto positive perché in realtà sono degli egocentrici che vedono solo loro stessi e la montagna, ma non sono capaci di coltivare gli affetti . Sicuramente più positive, calde e costruttive sono le figure femminili: la madre di Pietro e la moglie di Bruno, Lara, che con sentimento e concretezza sanno guardare aldilà delle vette innevate e capiscono la vera essenza della montagna, cioè la cura e l’amore.