E’ l’ignoto che temiamo, quando guardiamo la morte e il buio, nient’altro.

Il romanzo è ambientato in una piccola isola al largo dell’Irlanda, Levermoir.  Un luogo sperduto, popolato da famiglie di pescatori, ma con tutto il fascino e il mistero tipico di quei luoghi. Le innumerevoli descrizioni, l’ambientazione e l’atmosfera sono oltremodo coinvolgenti e fanno da cornice perfetta alla storia.

Il protagonista è Liam, orfano di madre e con un padre assente che, insieme ai suoi amici di sempre Midrius e Dotty, cerca di collegare eventi apparentemente distanti tra loro, nell’intento di svelare il mistero che si cela a Levermoir. Cosa sta succedendo alle persone dell’isola? Cosa rappresentano le pietre che vengono ritrovate senza apparente motivo, in occasione di eventi tragici che inspiegabilmente accadono?

Il tema di fondo che affianca la narrazione avventurosa è quello dell’amicizia, raccontata con cuore e passione. E forse è proprio il legame tra i tre ragazzi che permette loro di vedere, o perlomeno percepire, ciò che pare invisibile agli occhi degli adulti. Tematica questa certamente non nuova (la sua rappresentazione massima si trova in “IT” di Stephen King), ma che dona forza al racconto. Originale e riuscita l’idea di modificare più volte la figura del narratore; ciò permette di fornire maggiori dettagli alla storia e di arricchirla di nuovi personaggi, rivelandola lentamente,  passo dopo passo. Un libro molto ben scritto, curato in ogni descrizione, che consiglierei a ogni adolescente appassionato di leggende e tradizioni di paesi lontani e che abbia voglia di avventura, senza timore dell’ignoto e della magia.    

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