EMILY DICKINSON TRA REALTA’ E FINZIONE

Benedetta Bonfiglioli, ispirata dalla tragica storia della poetessa Emily Dickinson, decide di dedicarle un romanzo d’amore per narrare una storia reale e inventata al tempo stesso. I temi trattati riguardano il bigottismo dell’epoca in cui era presente una società dove le donne sono limitate dal non poter seguire una strada diversa da quella già prefissata dalla propria famiglia. L’autrice, tra le righe di questo romanzo, argomenta anche la questione riguardante la schiavitù dei neri, risalente sempre a questo periodo, che non riconosceva dignità alle persone di colore. Emily Dickinson, una delle più grandi voci della poesia americana, trascorse la maggior parte della sua vita in volontario isolamento nella casa paterna, scegliendo la via della solitudine e della fantasia per arricchire la sua poetica. L’autrice predilige narrare il suo breve anno di studio al collegio Mount Holyoke negli Stati Uniti, dove i requisiti necessari per assicurare alle allieve un’educazione completa e avanzata sono la preghiera e la disciplina. In realtà lo scopo di questo collegio è di garantire ad ogni ragazza un futuro rispettabile attraverso la loro formazione di perfette padrone di casa, in grado di obbedire senza porre resistenza. Emily esprime la sua sofferenza e il suo animo ribelle attraverso i suoi versi anticonformisti, sopportando in silenzio per paura di deludere il padre. La repressione dei suoi impulsi è frenata dalla conoscenza di un ragazzo di colore, Nathanael, che lavora nel collegio. La loro amicizia svolta in una storia d’amore orientata a ribaltare i loro destini.

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