Figli dello stesso mare

A volte si pensa che le storie siano solo pagine scritte quando invece custodiscono un prezioso significato.

Questo libro ci regala qualcosa che noi dovremmo tener con cura nel nostro animo; è grazie a quell’umanità che siamo quel che siamo: uomini.

Sono visioni che fanno rabbrividire, immagini che desidereresti fossero soltanto logoranti sogni rimanenti in pensieri che arriveranno ad esser lontani ed invece, appena apri gli occhi della realtà, t’accorgi che tutto quello è vero. Ma ciò che è ancor peggiore è che persistono nel suono del silenzio, con solo l’informazione che narra solo una parte di quel che scorre nel mondo.

V’è quel periodo passeggero, quello dell’infanzia, dove le lacrime solcano la purezza delle nostre guance a causa di un ginocchio sbucciato o del primo giorno di scuola; ricordo che anche io piansi per la paura d’abbandonare le braccia di mia madre.

Ma quello che angoscia di più il cuore è che non tutti i bambini possono godere di un’infanzia del genere, strappati da questa quotidianità per vivere un qualcosa di atroce.

Vi sono ancora fin troppi muri che regnano nelle città ma per abbatterli prima bisogna far crollare quei muri che hanno fondamenta nel cuore dell’individuo i quali impediscono l’uomo di provare quella felicità che ognuno dovrebbe assaporare almeno una volta nella vita.

E spero che il messaggio di questo libro arrivi alla razionalità di tutti ma soprattutto di chi ha il potere concreto di cambiare un sistema che permetta a tutti un posto in uno spensierato venire.

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