“I fuochi di Tegel. Berlin”

Mi sono domandato molte volte come sarebbe se un giorno, spero inesistente, un virus creato in laboratorio e non controllato dovesse prendere il sopravvento nella società, facendola regredire fino a uno stato primordiale… Ecco, questo libro si avvicina molto all’idea che mi ero fatto, anche se immaginavo la conquista del mondo da parte delle scimmie o animali del genere, ma meglio così. Oltre a presentare un intreccio a dir poco mozza fiato, il romanzo ha anche un brillante equilibrio tra ricordi accoglienti, come i flashback di Jakob e Christa, e descrizione del presente, con osservazioni crude ma attente, molti particolari riportati al pubblico e sentimenti che possono essere chiaramente percepiti dal lettore. Potremmo dire che passato e presente si fondano per dar vita non solo ad una lotta concreta, che effettivamente occupa la parte conclusiva del racconto, ma anche ad un contrasto figurato tra gli ideali concepiti prima dell’avvento del virus e la smodatezza irrefrenabile del dopo-virus. Un’altra particolarità del romanzo è l’ambientazione: siamo pur sempre nel 1978! Se è successo tutto ciò in un periodo culturale di quasi quarant’anni fa, mi domando cosa accadrebbe oggi con tutte le innovazioni sviluppate. L’evoluzione tecnologica potrebbe farci regredire ancor più ad uno stato primordiale di quanto non lo fossero stati i gruppi di ragazzi del libro oppure diminuirebbe il ritorno alle origini? Gli ideatori hanno saputo porre in un contesto storico reale una serie di vicende che, dopotutto, non è da considerarsi così assurda o irrealizzabile, creando anche interessanti spunti di riflessione e alimentando l’immaginazione.

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