“I tedeschi non vogliono che i bambini ebrei diventino grandi.”

Questo è il pensiero fulmineo che colpisce improvvisamente Szymek mentre ripensa ai felici giorni estivi passati in campagna, per poi realizzare che il piccolo Mietek non vedrà né conoscerà tutto quello che lui ha visto.

Perché nel 1942 il destino dei bambini ebrei è segnato soltanto da due possibilità: la miseria e la morte nei ghetti o la deportazione nei campi di concentramento.

Ed è proprio Szymek , appena adolescente, che ci racconta la sua storia e quella di tutti gli altri bambini che vivono nella casa dell’orfano del Dottor Korczak, partendo dal momento in cui l’intero gruppo è costretto ad abbandonare la casa di via Krochmalna per essere relegato nel ghetto di Varsavia.

é molto difficile per la comunità abbandonarla e trovarsi segregati in un quartiere separato dal resto della città da alte mura presidiate giorno e notte da soldati armati. Nella realtà è una distanza breve, minuscola quella che corre tra la vecchia casa e il ghetto; ma, nei fatti, più invalicabile dell’oceano che separa Europa e America.

Durante i mesi a venire- quando il quartiere ebraico diventa sempre più una prigione inumana, restringendosi e popolandosi, riempiendosi di persone disperate, costrette a vivere in condizioni malsane, senza cibo e senza speranza- la mente dei bambini torna ai giorni sereni, illuminati dalle tante occupazioni organizzate per distrarsi; finché non arriva il fatidico giorno dell’ultimo viaggio…

Pur nel suo drammatico epilogo, quella del Dottor Korckzak è stata un’esistenza così importante che non va ricordata soltanto nel giorno della memoria, ma soprattutto nella vita di tutti i giorni.