Il peso delle parole

Lorenzo. Antonio. Elena. Due sedicenni e la loro insegnante di italiano. Una storia di ricerca dell’identità e di lotta contro i pregiudizi, raccontata da tre punti di vista diversi. Dello smalto, una felpa “con la scritta di un’università americana”, del freddo metallo, sono loro i veri protagonisti. E infine, un suono lacerante. Tutto a causa di un solo, semplice bacio.

“Un Bacio” è una vera e propria finestra sulla società moderna; il bullismo, l’omofobia, la violenza sulle donne, sono i temi più discussi del momento. Ivan Cotroneo, nonostante tutto, riesce a conciliare perfettamente i problemi sociali con le storie dei tre protagonisti, senza mai risultare forzato o noioso. 103 pagine cariche di emozione travolgono il lettore, lo catturano, lo fanno soffrire insieme ai personaggi. 

Il messaggio che trasmette questo racconto è che le parole sono un’arma a doppio taglio. Una frase dell’adattamento cinematografico del libro, fortemente rimaneggiato dallo stesso Cotroneo, dice “Non doveva andare per forza così”. È vero, se Lorenzo e Antonio si fossero parlati, se avessero preferito il dialogo alla violenza, forse sarebbe andata davvero in un altro modo. Tuttavia, le stesse parole che avrebbero potuto salvare, sono quelle che uccidono, sono il giudizio tagliente dei compagni, di tutto il paese. “Niente è solo parole” recita un verso di “Hurts”, canzone principale della colonna sonora del film. Le parole vanno scelte con cura, perché possono ferire più di qualsiasi spada, e la storia di Lorenzo, Antonio ed Elena (nel film, la loro coetanea Blu) ne è la più dolorosa dimostrazione. 

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