Lacrime di sale

Mi sono sempre chiesto cosa scatti, in buona parte delle persone, appena vedono un immigrato proveniente dal centro-Africa o dalla Siria; non riuscivo veramente a capire perché certi soggetti iniziassero a “deliziarci l’udito” con frasi a dir poco oscene, piene di odio e rancore verso chi non conoscevano o avevano mai visto, mosse solo dal vedere una carnagione un po’ più scura o una donna col niqab. Sento dire ogni giorno che questi “capi fasciati”, come vengono definiti, devono immergersi completamente nelle tradizioni del paese che li ospitano e che chiunque viene dal nord-Africa o dal Medio Oriente deve essere etichettato come terrorista (anche tra i banchi di scuola accade, purtroppo). Fino a poco tempo fa non capivo davvero perché esistesse tutta questa cattiveria nei confronti di chi scappa da morte, guerre e distruzione, ma ora posso affermare di riuscire meglio a comprendere certe persone, i loro pensieri privi di fondamento e il comportamento che tengono verso i migranti: non conoscono le loro storie. L’ignoranza verso il “viaggio” è ciò che, forse, alimenta maggiormente il razzismo e questo libro potrebbe essere una delle poche chiavi per aprire le porte verso la generosità e la benevolenza nei confronti di chi ha davvero bisogno. La lettura di “Lacrime di sale” mi ha acceso un furore interno che cresce sempre di più, una voglia di contribuire per evitare le troppe tragedie, le troppe donne violentate, i troppi bambini morti e le troppe persone inghiottite dal mare. Non dimenticherò mai le lacrime dell’autore.

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