Le otto montagne

Il mio primo pensiero passato attraverso le mie sinapsi dopo aver terminato questo libro è stato: mah. Con tutti i premi e le acclamazioni che ha ricevuto, mi aspettavo grandi cose da questa lettura, ma in realtà ho passato ogni pagina ad aspettare che succedesse qualcosa. Non so, Bruno che si dichiara alla capretta più affascinante del paese, un passaggio segreto in un alpeggio, un qualsiasi mistero tra le vette. Invece no. Probabilmente è colpa mia, perché mi piacciono i libri con una trama intrecciata e avvolgente, oppure con una profonda analisi psicologica interiore, ma ho trovato che la vicenda fosse solo un resoconto delle estati del protagonista passate in montagna: insomma dai, il diario che tenevo in seconda media era molto più dinamico. A mio parere, si salvano solo la rosa dei venti e le pagine finali, anche se dopo “la montagna non mi ha mai fatto del male” era palese come sarebbe andata a finire.

Il punto di forza del libro è sicuramente la copertina: è stata quella a invogliarmi a leggerlo: una casetta immersa nella nebbia e nella natura, sulle sponde di un laghetto. Non saprei definire cos’abbia di speciale, ma è come se vi aleggiasse un alone di poesia, e mi fa intensamente desiderare di essere lì, dentro quelle mura che immagino calde e accoglienti, con la montagna vicina a vegliare: niente di brutto può succederti se stai in quella casetta, me lo sento.