L’identità dietro al sipario

Tre ragazzi di provincia, legati da una passione comune: il teatro. Tutto cambia per Chloé, Neville e Bastien quando iniziano a frequentare un corso di recitazione tenuto dal carismatico professor Jeanson. Attraverso l’interpretazione di celebri personaggi, riescono poco a poco a scoprire la propria identità, fino a quando Jeanson non proporrà loro un obiettivo tanto ambito quanto spaventoso: l’Accademia di Parigi. L’amicizia che lega i tre protagonisti li “ingloba” in un’unica entità, compatta e inscindibile. Sullo sfondo, la figura di Jeanson (che a tratti ricorda il professor Keating de “L’attimo fuggente”) è ciò che permette ai tre di non crollare: la fiducia cieca che uno di loro prova nei suoi confronti si evolverà poi in un sentimento più profondo di quello che lega alunno e professore.

Lo stile della Murail è abbastanza scorrevole, sebbene appesantito dalle talvolta troppo numerose citazioni. Il libro è scritto in prima persona, ma si rivolge a tutti i personaggi in terza. È solo nelle ultime righe che si conosce il narratore, e se ne ammira lo sforzo nel raccontare le vicende in maniera quasi del tutto oggettiva. 

Il fascino che questo romanzo trasmette verso il mondo del teatro è qualcosa di indescrivibile; sul palco le identità dei protagonisti si fondono con quelle dei personaggi di scena, come suggeriscono le ultime frasi del romanzo: Aricia, Lorenzaccio e Arlecchino sono Chloé, Neville e Bastien.