“l’Isolotto non era poi quell’isola pacifica che credevo.”

Siamo a Firenze, durante la fine degli anni Ottanta. Sono anni allegri e spensierati per il protagonista e la sua combriccola, noti a noi con i soprannomi di Neri, Testa, Cazzandro e Felipe, (tutti dettati da simpatiche motivazioni). Ognuno può contare l’uno sull’altro ed è per questo che la loro amicizia è destinata a durare nel tempo. La loro vita cambierà radicalmente quel fatidico giorno del 1988 quando, spinti da una curiosità comprensibile da parte di 4 bambini di nove anni, uno di loro andrà incontro a un misterioso destino.

“Porcini sull’asfalto” è un libro inaspettato. Appare inizialmente spensierato agli occhi di chi legge che, curioso, prosegue la lettura senza quasi accorgersi di avere tra le mani un noir. È un romanzo dalla trama intrigante che mantiene alto il livello di interesse, servendosi dell’ironia del narratore, che racconta in maniera spontanea la sua storia e quella di coloro che lo hanno accompagnato durante la sua giovinezza, fino ad arrivare alla vita adulta. In un piccolo numero di pagine, l’autore riesce a dare una precisa idea di cosa sono stati gli anni Novanta e di ciò che caratterizzava quel periodo. È un romanzo che trasuda leggerezza, contaminata da un alone di mistero, che rende ancora più intrigante la storia.

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