Omaggio all’antifrasi

Enrico Galliano, nel suo scritto “Eppure cadiamo felici”, ha reso omaggio al concetto di antifrasi, esaltandone il significato e giocandoci a partire dalla stessa protagonista. Lei, ragazzina di diciassette anni dal carattere introverso e noncurante delle mode e per questo emarginata, si chiama Gioia Spada.
Il suo nome, solitamente associato a persone solari ed estroverse, crea una forte discrepanza, quasi a far intendere che, in precedenza, qualcosa di bello c’è stato, e lasciandoci con la speranza che sia destinato a tornare.
Gioia Spada vive la sua vita cercando di sfuggirne, scappando da genitori irresponsabili, coetanei immorali, persone a lei care che scompaiono una dopo l’altra, ed è proprio in una sua corsa disperata nella direzione opposta a casa sua che incontra Lo. Un ragazzo venuta dal nulla, intraducibile, come le parole che tanto ama. Da quell’incontro, Lo e Gioia si rivedranno sempre in quel posto, a quell’ora, nascosti dal resto del mondo, lasciando sbocciare così il loro amore nell’oscurità e nella segretezza. Tra colpi di scena impensabili ed un finale caratterizzato da una suspense degna di Hitchcock, questo libro, riesce a trasportare il lettore come ben pochi scritti sanno fare, e suscita in esso delle domande ben precise: cosa è reale? E cosa lo rende tale? Nello scritto non vi è risposta, ma forse, un adolescente qualunque può trovarvi un consiglio, un insegnamento o più semplicemente fiducia in ciò che lo aspetta, ed è questo che rende questo libro un autentico capolavoro.  

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