Pietre&pietre

Come tutti i libri, un minimo trattanti di avventura, esistenti, a meno che non ti invoglino a essere letti per la loro cospicua quantità di pagine (non è il caso di questo libro) o per la tua stessa conoscenza dell’autore e quindi dei loro pregi, all’inizio sono noiosi, come di default. Ma ovviamente andando avanti, dopo averti descritto i personaggi, l’ambientazione e aver introdotto la trama, diventano avvincenti. Perciò, secondo il caso appena descritto, non ho potuto smettere di cercare di scoprire assieme a Liam e il tradizionale fantastico trio di protagonisti l’origine delle pietre ritrovate ogni volta in luoghi di incidenti mortali per poi scoprire che no, dietro ai crimini non c’era assolutamente una fantastica mente criminale di cui innamorarsi e per la quale tifare – e sbavare – fino alla fine della storia, ma una maledizione lanciata sull’intera isola da un pirata che non sapeva nuotare. Okay. Comunque a me il libro è piaciuto eh. 

A parte gli scherzi, nonostante la leggera destabilizzazione finale della realtà con un passaggio improvviso dal genere giallo al genere fantasy-persone-che-diventano-mostri-e-robe-strane-soprannaturali, non mi è assolutamente dispiaciuto, anzi, mi ha coinvolto a tal punto da immaginarmi io stessa su quell’isola, sulla cima del faro a scrutare il paesaggio, in bicicletta andando a mille sulla main con il vento tra i capelli, esplorando le scogliere e passeggiando lungo gli inerpicati percorsi per arrivare alle grotte nascoste. 

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