Povero Petrarca…

“Ogni volta che mi baci muore un nazista” è un libro tanto sfuggente quanto inusuale nel suo genere. Ogni volta, guarda caso, che leggevo una di quelle “pseudo-poesie” pensavo sempre a quel pover’uomo di Petrarca che impiegava così tanto tempo per scrivere i suoi sonetti, mentre secoli dopo arriva un certo Guido Catalano che rivoluziona la poesia. A dire il vero mi hanno colpito più gli insiemi di parole del torinese, anche perché in certi casi vi sono stato completamente catapultato dentro dall’immediatezza con cui l’autore voleva esprimere ciò che passava per la sua geniale mente. E’ stato come un viaggio su una nave piena di donne di tutte le età e colori, dove il comandante era un uragano di sentimenti diversi che ciascuna poesia mi ha suscitato. Benché non abbia ben capito il titolo del libro, sono certo che questa nuova esperienza è riuscita a darmi una maggiore consapevolezza sul vero significato della poesia: ho capito che per scrivere in versi non serve impiegare solo parole ricercate o molte figure retoriche, piuttosto essere se stessi in ciò che si comunica, provare ad esprimere in qualunque modo possibile quello che la testa e, perché no, anche il cuore, come in questo caso, tengono segregati da troppo tempo. Devo però ammettere che all’inizio di questo straordinario viaggio ero un po’ scettico, quelle poesie mi sembravano solo un mucchio di parole senza vita, ma poi ho capito come esse nascessero, crescessero e morissero sotto i miei occhi pagina dopo pagina.

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