Recensione L’ultimo viaggio, il Dottor Korczak e i suoi bambini

“L’ultimo viaggio” ci riporta al 1942 in Polonia, sotto il regime nazista. Siamo a Varsavia e un anziano pediatra, il Dottor Korczak, si prende cura di oltre un centinaio di ragazzini ebrei, che hanno trovato rifugio in un palazzo in via Krochmalna. 
I ragazzi sono organizzati in una comunità e vivono col Dottore, finché giunge l’ordine da parte dell’occupante di trasferirsi al numero 33 di via Choldna; un muro separa i normali quartieri cittadini dal Ghetto e i ragazzi vengono guidati dal coraggioso dottore.

I centosettanta bambini dell’orfanotrofio, preceduti dal loro benefattore, raggiungono il nuovo rifugio, privati però del necessario. Il dottore, “Pan Doktor”, riveste la sua divisa di soldato, eroico combattente della Prima guerra e orgogliosamente si presenta al comando delle SS per chiedere giustizia per i suoi orfani. Ovviamente sarà imprigionato e torturato, e quando potrà tornare dai suoi protetti, a cui raccontava favole, somministrando affetto, cultura e carezze, non sarà più come prima.

La storia finisce come si immagina, il ghetto sempre più affollato di moribondi e persone destinate alla deportazione per subire la “soluzione finale” progettata per tutti gli Ebrei.

Questo libro permette a tutti noi ragazzi, me compreso, di riflettere sulla violenza e sulla sopraffazione sui più deboli, simili ad alcuni fatti che subiscono orfani e altri ragazzi sfortunati in altre parti del pianeta, ma anche ad esempio le vittime del bullismo, presente purtroppo anche in Italia.

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