Scatti di vita

Lei, Vivian, una tata, voleva bene ai bambini, aveva una piccola Rolleiflex a pozzetto, suo unico grande amore, occhio speciale per ritrarli; con le sue camicie da uomo, i capelli lavati con limone e aceto sovrastati dall’ immancabile e originale cappello e il suo fare misterioso e lunatico simile a un trampoliere dalle lunghe gambe ha attraversato il suo tempo fotografandolo. Vivian amava vagabondare per New York catturando l’essenza e l’animo della gente, così come le piaceva Chicago quando vi si trasferì, tra mercati, quartieri poveri e artisti di strada, seguiva suoni e odori che nelle sue foto sembra ancora di sentire. Il suo diario non era scritto con la penna bensì con la macchina fotografica, sempre al collo, sempre sul cuore, composto da cinquantamila negativi sviluppati nelle particolari stanze di sua residenza e sui mezzi di trasporto dei quali era un’ abituale frequentatrice.     

Per Vivian Maier le persone erano tutto, ognuna una storia diversa degna di essere ricordata, un battito di finta palpebra e fermava il mondo, affascinando, in primo luogo, Cinzia Ghigliano, l’autrice, seguace di De Andrè e fumettista di questo classic novel di 32 pagine, di 5 righe l’una con funzione didascalica e oltre 40 illustrazioni in tonalità di grigio sfumato che ci calano nel ricordo e ci rendono partecipi della narrazione a fianco di Vivian. L’opera ha conseguito nel 2016 la vincita del premio Andersen per “Il miglior libro fatto ad arte”.

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