“Ti trasferiresti mai a Kobane?”

COSCIENZA: “Ti trasferiresti mai a Kobane? Andresti in un posto dove a colazione mangiano lenticchie e le donne sembrano Rambo?”

IO: “Beh… considerando che i telegiornali ci riempiono la testa della guerra sul fronte siriano tra l’esercito Curdo e l’Isis, che esistono gruppi di uomini e donne agguerriti per un ideale di uguaglianza e democrazia, che,in un posto dove da anni vedono solo bombardamenti e cadaveri, si rispettano ancora tutte le culture, etnie, religioni e stili di vita e che non so nemmeno cosa sia questo “chai”… NO. Trasferirsi nel Rojava e vivere qualche giorno in quella terra, anche per me, non sono la stessa cosa, nonostante adesso abbia un’idea poco più chiara su questo tema.”

Il passo del “libro” che mi ha maggiormente colpito, però, non è stato racchiuso in una vignetta, quasi come se una figura geometrica avesse impedito alla frase di respirare; nell’appendice l’autore scrive:” E’ difficile stabilire quando finisce un libro, se provi a raccontarci la vita vera…” Le vignette trattano vicende e storie di un conflitto, non solo armato, che accadono realmente ogni giorno, che mettono in ginocchio un popolo e una terra che ambisce solo alla libertà, alla giustizia e all’uguaglianza sempre negate dai regimi. E’ immediato capire come esista un netto confine tra ciò che i giornali raccontano e quanto, invece, accade realmente. Non dovrebbe essere così “filtrata” l’informazione su un argomento del genere… mi ha dato più spunti di riflessione un volgare fumetto che una serie di “paroloni” urlati in continuazione.