Un mondo che non ci appartiene

Ah chi non ha mai sognato di vivere in un mondo in cui gli adulti non esistono; questo è probabilmente il sogno della maggior parte dei ragazzi ma anche dei bambini, ed è proprio su questo che si basa il romanzo ”Berlin” ma con un mondo leggermente diverso rispetto all’immaginario ovvero sì gli adulti non ci sono più ma perché sono tutti morti, stesso destino che capiterà ai quasi maggiorenni, e a causa di questa mancanza viene meno tutto quello che di più basico c’è in una città (un esempio? L’elettricità). In questo caos anarchico nascono svariati gruppi; particolare è la netta distinzione fra bene e male (non inteso come bullismo) dato che fra ragazzi non ci sono mai, o non sono mai stati considerati odi particolari. Ma anche se qualcuno con il virus (la causa della morte degli adulti) ha trovato una scusa per fare quello che gli pare “tanto la vita ha perso significato” qualcun’altro ha deciso di regolarsi in  un modo un po’ più democratico dove sì c’è un’organizzazione sociale ma senza sottomissione di classi da parte di altre. Il romanzo è scritto in modo abbastanza scorrevole senza parti troppo pesanti; ho gradito il finale con un significato abbastanza profondo ovvero che possiamo controllare solo in minima parte la reazioni delle nostre azioni e sarebbe meglio se evitassimo che quella minima parte andasse a danneggiare qualcun’altro.

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