Una fiamma contemporanea

Una fiamma contemporanea
“Vorrei solo che spuntasse un po’ di sole”.
Nel libro “In attesa di un sole” più si procede con la lettura e più vengono accumulate proposizioni di questo genere, capaci di condurre ad un numero indefinito d’interpretazioni. Ma non dobbiamo farci ingannare: non si tratta di un romanzo psicologico, bensì di un libro per giovani adulti incuriositi dalla personalità della scrittrice inglese Emily Dickinson, realmente esistita nella prima metà dell’Ottocento. Sarà stato il mestiere da insegnante a rendere strabiliante il come l’autrice italiana, Benedetta Bonfiglioli, riesca a far trapelare tutti i dubbi della nostra “eroina” con gli occhi e la bocca di un narratore esterno. Di norma la difficoltà nel richiamare l’attenzione da parte di un pubblico di adolescenti risiede proprio nel coinvolgimento, ragion per cui molti scrittori adottano un narratore interno. Imboccata questa via, l’autrice ci invita a servirci di una buona dose d’immaginazioni per proiettarci nell’unico palcoscenico della vicenda: il collegio di Amherst. Per la prima metà del libro la situazione rimane statica. I severi compiti da studentessa della nostra protagonista vengono svolti diligentemente con un atteggiamento passivo, costantemente intimorito dalla fredda figura paterna. Ma questo gelo non arriva soltanto dal padre, bensì da tutta una serie di personaggi che circondano la protagonista dall’inizio alla fine. Si può precisare infatti che l’unico personaggio dinamico che è degno di nota è proprio la nostra Emily, che nella seconda parte della vicenda riesce a trasferire il fuoco dei suoi capelli nel suo spirito, capendo finalmente che i peccati, di cui tanto l’accusavano con disprezzo le insegnanti in nome di Dio, non erano altro che enfatizzazioni del suo carattere vivace. Ora, nel ventunesimo secolo, possiamo pronunciarci in tal modo a gran voce, ma a quei tempi l’ignoranza regnava sovrana, riempiendo quelle bianche pareti del prestigioso istituto che tanto soffocavano Emily. Lei sarebbe voluta fuggire già dal primo capitolo, se non fosse stato per un ragazzo dalla pelle scura, Nathanael, descritto a volte come troppo misterioso e altre come troppo maleducato. Ma solo all’inizio, perché i loro piccoli litigi innescano poi la passione tra i due, fino alla tanto attesa dichiarazione. Ma la nostra autrice non ha voluto concederci un lieto fine, proponendocene uno decisamente amaro.
In conclusione in “in attesa di un sole” ho apprezzato molto la maestria con cui l’autrice riesce a far trapelare tre tematiche, la famiglia, la religione e infine l’amore, senza mai creare un intreccio omogeneo. Per quanto riguarda lo stile, i tocchi lievi e delicati vengono sostituiti da un tono incalzante, che ci incatena ad una lettura senza distrazioni. Ma ciò avviene solo verso la metà: infatti, se mi chiedessero di consigliare questo libro risponderei con un caloroso sì, ma non prima di suggerire di servirsi di una buona dose di pazienza, perché nonostante il finale sia non poco severo, è proprio in quel punto che prende vita una nuova Emily, furente e contemporanea, capace di risplendere in tutta quella gelida ignoranza.