Una storia di amicizia e di montagna

Paolo Cognetti, l’autore di questo libro è nato a Milano come il protagonista e come lui si divideva tra città e montagna.

È una storia di amicizia profonda tra due ragazzi che diventano uomini, ed anche se non si vedono per molti anni nel momento in cui le loro vite si incrociano di nuovo sono immediatamente come fratelli.

La storia di Pietro nasce in montagna, qui i suoi genitori si erano conosciuti e sposati. Nella storia della sua famiglia c’è però un fantasma, il fratello della madre di Pietro, morto in montagna quando era a sciare con Giovanni: “l’estate cancella i ricordi come scioglie la neve ma il ghiacciaio è la neve degli inverni lontani, è un ricordo di inverno che non vuole essere dimenticato”.

Questo libro ti trascina come una valanga, come la valanga che ha travolto Piero, che ha travolto Bruno. Per dirlo con le parole dell’autore “qualunque cosa sia il destino abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa”.

La cosa che mi ha colpito di più in questo libro è quando il nepalese spiega a Pietro le otto montagne, con al centro il monte Sumeru, che per lui era la baita in montagna, e gli chiese se secondo lui aveva imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne o chi era arrivato in cima al monte Sumero…

 

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